Contesto

Il contesto

Il mercato del lavoro italiano è di sempre più difficile accesso per giovani e adulti, donne e uomini - soprattutto in seguito all’emergenza legata al Covid-19. I centri per l’impiego faticano a rispondere alle esigenze del territorio, le agenzie interinali non sono disegnate per rispondere alle esigenze di richiedenti asilo e rifugiati, gli sportelli lavoro della città metropolitana di Bologna non sono sufficienti a dare supporto al bacino di utenza disoccupata e inattiva che richiede l’accesso al servizio. Trovare lavoro su internet è complicato dall’enorme quantità di annunci falsi e truffe presenti nella rete. La possibilità di elaborare un Curriculum Vitae efficace è drasticamente ridotta dal livello di istruzione e i corsi di comunicazione efficace si rivelano poco adatti alle esigenze della popolazione emarginata dal punto di vista socio-economico, linguistico e culturale.

Un elemento importante da rilevare in tale frangente è la mancanza di competenze e strategie proprie della ricerca attiva di un impiego, in particolare per quanto riguarda i soggetti richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale e stranieri residenti presenti sul territorio. Causa principale della difficoltà di integrare la domanda di lavoro con l’offerta di manodopera e professionalità sarebbe quindi l’inadeguatezza delle pratiche di ricerca messe in atto direttamente da chi cerca impiego. L’integrazione di richiedenti asilo e rifugiati nella società procede di pari passo con l’autodeterminazione e l’indipendenza economica di chi è arrivato da poco tempo in Italia, infatti i progetti di accoglienza sono disegnati in modo da promuovere buone pratiche di integrazione all’interno dei territori.

Al momento, le persone adulte accolte dai progetti SPRAR e CAS sul territorio della provincia di Bologna sono 2117 (Fonte: Bologna Cares, dati aggiornati al 30/09/2019). Al fine di garantire un positivo percorso di uscita dai progetti di accoglienza, è necessario il raggiungimento, da parte degli ospiti, dell’indipendenza economica. Molti di questi non hanno le competenze necessarie ad intraprendere con successo la ricerca attiva di un impiego sul territorio, affaticando i servizi sopracitati e gli enti gestori dell’accoglienza che non riescono a garantire l’assunzione presso aziende locali di ogni ospite in uscita.

Al fine di cercare una soluzione a riguardo, in seno all’Associazione MondoDonna Onlus, con il coordinamento di Informatici Senza Frontiere e la collaborazione di CittadinanzAttiva Emilia-Romagna, durante la prima metà del 2019 è stato avviato un progetto atto a sostenere richiedenti asilo e rifugiati durante la ricerca lavorativa, mantenendo saldo il legame con il territorio e promuovendo la ricerca attiva e autonoma di un impiego per i soggetti coinvolti.

L’esperienza di Work-Lab è già stata ampiamente sperimentata durante tale periodo di cinque mesi, per un totale di 43 utenti affiancati individualmente e di 4 corsi di alfabetizzazione digitale per 12 studenti a corso (48 studenti in totale). Alla fine del periodo di sperimentazione, i risultati raggiunti sono:

  • il 42% degli utenti ha trovato un lavoro regolare;

  • il 53% degli utenti ha ottenuto almeno un colloquio di lavoro;

  • il 70% degli utenti che ha partecipato ai corsi ha raggiunto l’autonomia digitale.

Questi risultati sono relativi alla situazione pre-emergenza Covid-19. Alla luce dell’impossibilità di proseguire il lavoro nelle modalità già sperimentate fino a prima della pandemia, il progetto deve adattarsi alle esigenze deI contesto contemporaneo. Il Work-Lab nasce come luogo di mentorship, consulenza e formazione caratterizzato fortemente dalla dimensione dell’incontro. Con l’insorgenza della pandemia, questa modalità non appare più sicura e percorribile. Oltretutto, era difficile riuscire a raggiungere coloro che abitano fuori città e dovevano compiere spostamenti di due ore o più, coi mezzi pubblici e figli al seguito, per raggiungere Work-Lab. A partire da oggi, invece, il progetto prende vita completamente online.

La situazione attuale ha costretto il mercato del lavoro a un riadattamento in funzione del distanziamento sociale imposto dalle norme di sicurezza, rendendo così ancora più importante la padronanza degli strumenti informatici basilari per lavorare, comunicare e adempiere alle richieste della burocrazia, dei servizi e degli uffici pubblici.

La necessità di lavorare a distanza ha modificato enormemente le modalità di fruizione dell'insegnamento e della formazione a tutti i livelli, inclusa la scuola e i corsi professionali. Tanto che questo fenomeno richiede un’attenzione maggiore all’uso dei dispositivi digitali personali (i.e. lo smartphone). Alla luce di questo, il progetto intende creare un percorso formativo online scaricabile, eterogeneo e accessibile a tutta l’utenza interessata, diretto a richiedenti asilo e rifugiati (studenti) e ai facilitatori (tutte le persone attive nel settore dell’accoglienza). Tale percorso sarà di supporto anche alla fruizione di ulteriori interventi formativi, i quali ancora non si sa se manterranno - anche se solo parzialmente - le modalità di insegnamento a distanza anche dopo il termine dell’emergenza.